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Anarchismo. Le idee e il movimento by Gianfranco Ragona

Posted On February 25, 2017 at 2:14 pm by / Comments Off on Anarchismo. Le idee e il movimento by Gianfranco Ragona

By Gianfranco Ragona

I progetti dei più importanti teorici dell'anarchismo, le vicende, le utopie, le intuizioni e gli errori del movimento anarchico, dalla Prima Internazionale alla rivoluzione spagnola. E gli sviluppi del secondo dopoguerra, dal Sessantotto ai movimenti no international.

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Le radici del pensiero di Godwin affondavano nella tradizione critica delle sette protestanti inglesi (i dissenters), da cui traeva la sua fiducia nell’individuo e la marcata diffidenza nei confronti delle istituzioni statali, di qualunque tipo esse fossero; non aveva interesse a misurarsi con considerazioni circa la migliore forma di governo e, nello specifico, criticava la democrazia, perché la dialettica tra maggioranze e minoranze costituiva una palese negazione della ragione. Il carattere più originale della Giustizia politica, trasmesso alla posterità e raccolto nel secolo successivo da molti anarchici, risiedeva nel legame inscindibile tra proprietà privata e potere politico: la critica del potere era in prima istanza declinata nella forma della critica dell’ineguaglianza economica, che positivamente si traduceva nell’esigenza di garantire a ciascuno una parte della ricchezza sociale prodotta da tutti.

Libero pensiero e dignità umana 1. Il dramma e la fierezza In tutta la mia vita non ho mai rubato, non ho mai ucciso, mai versato del sangue. E non solo non ho rubato, né ucciso, ma per tutta la mia vita, da quando ho l’uso dell’intelletto, ho lottato perché il crimine venga sradicato dalla terra. Non ho mai aspirato agli agi e alla buona posizione, perché trovo che l’uomo non deve sfruttare l’uomo. Sì, ho lottato anche contro i delitti che perfino la legge e la morale pubblica condannano, ma prima di tutto ho combattuto contro i delitti santificati dalla legge e dalla chiesa: lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo a opera dell’uomo.

Massacrato a colpi di bastone durante la repressione della rivoluzione tedesca a Monaco il 1° maggio 1919, anche Gustav Landauer, stando a insicure testimonianze, avrebbe inveito contro i suoi carnefici e «lo sporco militarismo»; il suo discepolo, lo stesso Mühsam, come lui ebreo, avrebbe seguito il medesimo destino nel 1934, “suicidato” dai nazisti nel campo di concentramento di Sachsenhausen. La sua figura è ritratta emblematicamente in un disegno di George Grosz: torturato e ferito, vestito di uno straccio di fronte ai suoi aguzzini, che celano vilmente il frustino imbrattato del suo sangue e sbuffano dalle narici esalazioni mostruose, Mühsam alza l’indice della mano sinistra...

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